Torno alla prosa. Se così poteva essere descritta. Farneticare, unica e descrittiva definizione che mi sovviene a tal riguardo. Giustamente non sono ne scrittore ne poeta, come già anticipato nella bio di questo blog, però ci avevo preso gusto, per uscire dallo schema (specialità della casa) di uno stereotipo o una regola narrativa che in uno spazio libero e a pagamento (per me), mi consente di scrivere ciò che voglio. E senza incappare nei problemi tipici della scrittura che esce fuori dal seminato delle grandi corporation o dei grandi socialnetwork, questo misero spazio mi consente di scrivere arbitrariamente. E di misero c’è ben poco, dal momento che questo spazio è sacro, integerrimo, ed in continua evoluzione.

Ma ora passiamo alle cose serie. Cosa sta succedendo in questo micro-periodo? E’ un momento da assaporare, anzi, per meglio dire, da annusare. Da respirare e decodificarne il messaggio. Ogni cosa ha un sapore ed un odore. Da neonati ci affacciamo al mondo mettendo in bocca qualunque cosa, in stile canino, per conoscerla, nelle sue caratteristiche morfologiche e di gusto, nonché di quell’odore, o sapore anticipato, che preclude la vista e la sazietà al semplice e visibile apparire.
Vi è infatti un apparire per immagine o per forma, poi vi è un apparire ed un manifestarsi per profumo, fragranza, odore. Come appena detto, ogni cosa ha un odore, ogni persona ha il suo odore, cangiante spesso, a seconda della situazione o della condizione, dello stato d’animo, o della giornata che sia. Oltre all’odore ereditario, quello di famiglia, quello per cui si riconosce un figlio dalla madre, non solo per i tratti somatici, ma da quella linea genetica olfattiva che alcuni nasi riconoscono come parentale nella linea, per cui è simile, come la parte di amore che compete quella fragranza. A volte l’odore di una persona rivela “come” sia, non tanto chi sia, e alcuni odori di persone che ti sono familiari descrivono la loro giornata. Riconoscere lo stesso odore familiare non è poi così difficile, appartiene a quella stessa linea.

Che argomento complesso, ampio e difficile, ma affascinante nella sua scoperta, scoprire e decodificare gli odori delle persone. Quelli materiali, derivanti dalla decadenza o disamplificazione di qualsivoglia tipo di cosmetico o sapone, quelli eterici, percepibili a pochi, e poco descrivibili, quelli somatici e ambientali, quelli amicali, quelli parentali, quelli esoterici, ognuno capace di essere percepito da una specifica frangia di persone, adatte, adepte o meno, situazioni o condizioni.
Tutto questo vaneggiare solo per condividere che lavorare con i profumi vaga per il senso dello spazio, esplorando ciò che non tocchi senza viaggiare, ti ritrovi capace di conoscere qualcosa senza averlo mai appreso, ricordi qualcosa che non appartiene a questa vita, ne fai tesoro come quell’odore di qualcosa che conosci, ma non riesci ad acchiappare il suo ricordo negli schemi e nelle spiegazioni di questa esperienza. La memoria cellulare, come la si è soliti chiamare, quella per cui ti viene trasmesso ciò che un tuo avo ha percepito la prima volta che ha sentito, appreso, conosciuto, scoperto, o consolidato quella fragranza nella sua freschezza, o al contrario gravità, o nella sua combustione, la prima volta, nella tua linea genetica o karmica.

Quegli odori, quelle fragranze, quei profumi di cui siamo testimoni nella sua disambiguazione e nel suo giudizio, per apprenderne il messaggio. Come quando mi sento chiedere in fiera del muschio bianco, nella speranza di ricevere ciò che la propria memoria cellulare, la prima volta che quel determinato detersivo chimico vantava tale profumo, richiedeva come reale. E allo stesso modo, la nostra memoria cellulare ci riporta innegabilmente alla prima volta in cui abbiamo sentito quell’odore, o chiamato tale, e fissato nella memoria come reale. Un esempio su tutti, la vera natura olfattiva del Patchouli, o Pogostemon Cabin per gli amici, qualcosa di eternamente diverso nella realtà, tra il ricordo di una sintesi chimica e la vera pianta. E allo stesso modo scambiamo il reale per il conosciuto, questo così comodo, ma a volte non concreto e non univoco. Ci sta. Così come ci sta che esistendo diverse famiglie di vaniglia, disconosciamo quella più pregiata perché rara e meno conosciuta. Anche in questo caso utile il percepire il mettersi in gioco, prendere anche solo in considerazione che ciò che abbiamo visto e sentito direttamente non sia per forza verità assoluta, magari influenzata dal nostro schema, o dalla nostra esperienza.

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