Ho scritto alcune poesie ultimamente per riorganizzare l’ordine sparso delle immagini emotive e non solo che avevo dentro e che fuoriuscivano in ordine altrettanto confuso. Qualcosa che ho riletto mi è piaciuto molto, qualcosa ho fatto io stesso fatica a capire da dove potesse arrivarmi, ed è li che mi sono sentito soddisfatto. L’influenza poetica, rimata o disordinata, deriva da alcuni esempi che ho ricevuto a livello educativo scolastico, nella dolcezza con cui l’insegnante del momento poteva avvicinarmi all’immensità dello spazio visibile e non, che scaturiva dalla combinazione non usuale di sole tre parole, cosa che ho rilevato spesso anche nella musica, con il maestro Claudio Baglioni, un pittore di stati sociali, emotivi, amori e dolori, anche se alcuni testi di Samuele Bersani sento molto inclini alla confusione con cui riesco a mettere insieme temi diversi su strati altrettanto sovrapposti già nella scrittura, figurarsi in poetica.
Oggi coglievo l’ennesimo segno su una attuale riflessione che mi sta accompagnando da tempo.
Cioè su Chi Siamo.
Ogni volta che sento parlare o peggio ancora parlo io stesso nella prima persona singolare mi rendo conto di ascoltare una bugia. Bianca, ma di questo si tratta. Essere, tendere ad essere, inclinazione, astrologia… Influenze. Già. Con questo creerò inimicizie di vario tipo ma mi piace pensarla così. Nelle nostre reazioni siamo figli di ciò che abbiamo visto, sentito, imparato. Nei nostri modi, di ogni tipo, compreso quello di amare, vale lo stesso. E su questa, spesso errata base, giudichiamo il bene ed il male.
Nel teatro complesso di quel che l’amore ci porta verso l’immenso.
Tappa recondita dell’ardua capacità di essere individuo,
eredità di un vagare per la via a volta privi di quel senso,
che anelito di vita protegge con cuore da quel copioso diluvio,
di acqua e sale, mare e lacrime di un unico scopo arduo e denso,
di attesa e risposta, ciclica coincidenza di amore e vita da plenilumio.
Attesa e scoperta del sognare di rappresentare o poter essere,
sogno appunto di ogni specifico ego o educazione,
rappresentazione specifica del tentativo di rincorrere
l’identità che libera dallo schema rivela la reale manifestazione.



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